Passare dall’io al noi

L’annuale festività patronale di San Vittore è occasione propizia per dare uno sguardo alla Città e alla presenza dei cristiani che in essa operano, vivono e lavorano.
Come ormai accade da anni ci accorgiamo che le sfide che abbiamo davanti in questa nostra società tumultuosa e globalizzata sono impegnative e viene interpellata l’intelligenza per individuare come proseguire nel cammino in modo tale da essere efficaci e credibili: per questo vale sempre la condizione per cui ogni parte in causa deve essere per il tutto.

Il Santo Padre ai Sindaci Italiani nell’udienza del 5 febbraio scorso diceva che «La pace sociale è frutto della capacità di mettere in comune vocazioni, competenze, risorse. È fondamentale favorire l’intraprendenza e la creatività delle persone, in modo che possano tessere relazioni significative all’interno dei quartieri. Tante piccole responsabilità sono la premessa di una pacificazione concreta e che si costruisce quotidianamente. È bene ricordare qui il principio di sussidiarietà, che dà valore agli enti intermedi e non mortifica la libera iniziativa personale»[1].

Viviamo un tempo complesso e contraddittorio in cui costatiamo l’individualismo dominante e la scarsa cura del bene comune, ma pure la ricerca di relazioni nonché persone desiderose di ideali e valori in cui credere.
Il brano del Vangelo di Giovanni (Gv 15, 9-17) proposto dalla liturgia odierna contiene il comando dell’amore la cui pratica costituisce la regola aurea di ogni relazione.
Gesù ci vuole suoi amici perché nella vita portiamo frutti duraturi capaci di trasformare la nostra esistenza e la realtà in cui siamo inseriti così da renderla più degna dell’uomo.
In effetti la relazione è la base del vivere e rappresenta il punto fondamentale di partenza in ogni rapporto educativo.

Educare alla relazione: innanzitutto a partire dalla Famiglia.
I genitori sono chiamati ad esercitare prudenza, affetto e testimonianza capace di generare fiducia nei figli dentro un dialogo che li aiuti a scoprire l’importanza di diventare protagonisti in un processo reciproco di maturazione della libertà.
Ma accanto alla generatività cioè alla capacità di cura ed educazione familiare si colloca anche la generatività sociale che implica il prendersi cura non solo dei propri figli ma anche degli altri giovani.
Così la cura e la preoccupazione per l’altro da parte dell’adulto è sempre altruistica e tesa ad aumentare la qualità della vita di tutti coloro che vivono nella comunità.
L’emergenza con cui ci confrontiamo è quella di una povertà educativa sempre più estesa e pervasiva.
Spesso si tratta di solitudine esistenziale che prende adolescenti e giovani i quali non detengono un rapporto significativo con la comunità di appartenenza e si spingono in un loro mondo sprovvisto di senso e prospettiva.
A questo grande capitolo dell’emergenza educativa si lega anche la cura della democrazia, dei suoi strumenti e delle sue istituzioni.

È evidente che avvertire se stessi lontani dalla appartenenza al corpo sociale favorisce lo “scetticismo democratico„.
Lo ricordava molto chiaramente il Papa nel suo discorso ad Atene il 4 dicembre 2021: «Non si può, tuttavia, che constatare con preoccupazione come oggi, non solo nel Continente europeo, si registri un arretramento della democrazia. Essa richiede la partecipazione e il coinvolgimento di tutti e dunque domanda fatica e pazienza. È complessa, mentre l’autoritarismo è sbrigativo e le facili rassicurazioni proposte dai populismi appaiono allettanti»[2].  

Stiamo vivendo con grave preoccupazione la guerra in Europa: i nostri sguardi sono attratti dalla follia della violenza in forme che non ritenevamo più possibili a causa di una aggressione ingiustificata. Tutti invocano la pace: ma la pace va meticolosamente costruita a più livelli, anche rendendo più consapevole e robusta la democrazia.
Una democrazia che non può mai essere data per scontata perché altre visioni del mondo e dell’uomo si possono imporre allontanarci da una tradizione occidentale faticosamente conquistata.
È di tutta evidenza come la pace sia messa più a rischio dove le coscienze siano controllate da regimi autoritari e dispotici che  hanno spesso bisogno del nemico per autosostenersi.
Occorre continuare ad educare e formare ai valori della libertà perché la vera sfida contro i conflitti è la difesa della democrazia e del rispetto reciproco.
Occorre formare per rendere la democrazia più solida e capace di mostrare i vantaggi che ha in sé.
Anche in questo modo si è a artigiani della pace.

Riferendoci ancora al brano di Vangelo ascoltato i discepoli di Gesù raccolgono il comandamento dell’amore reciproco dal Maestro perché sanno che solo questa è arma vigorosa per contrastare il messaggio di odio del mondo.

Mi sono sentito colpito durante la cerimonia di conferimento dell’onorificenza “Giusto fra le Nazioni„ alla memoria di Silvio Borghi e Lidia Caleffi, tenutosi al Salone Estense di Varese, lo scorso 28 aprile.
Da parte dei discendenti dei salvati e dei “Giusti fra le Nazioni„ sono state pronunciate parole di gratitudine, di rispetto per l’altro, e sono emersi sentimenti di nobiltà d’animo, generosità e coraggio che non si constatano ordinariamente.
Così risulta più chiara l’importanza di quella realtà che in termini cristiani è detta comunione, cioè amicizia, cura reciproca, fraternità. Questa è la missione della Chiesa che viene comunicata a tutti.
San Vittore ci aiuti con la sua intercessione a passare dall’io al noi, passaggio faticoso ma fecondo.

[1]  Discorso del Santo Padre Francesco ai Sindaci dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia – Sala Clementina – 5 febbraio 2022

[2] Discorso Del Santo Padre – Incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico – Palazzo Presidenziale Ad Atene – 4 Dicembre 2021

 

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