Caritas sul Decreto sicurezza

A seguito dell’entrata in vigore del cosiddetto Decreto sicurezza convertito in legge 132/18, la condizione dei migranti accolti nella rete di accoglienza diffusa promossa da Caritas Ambrosiana, realizzata grazie alla disponibilità di Parrocchie ed enti religiosi e oggi gestita dalle cooperative socie del Consorzio Farsi Prossimo, rischia di divenire sempre più precaria.
In particolare preoccupa la condizione delle persone in possesso del permesso per motivi umanitari, che non avendo più diritto a rimanere accolti nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), si vedono oggi sbarrato anche il possibile inserimento nel progetto SPRAR (il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati modificato ora in SIPROIMI Sistema di Protezione Internazionale e Minori stranieri non accompagnati che esclude i Richiedenti Asilo).
Le Prefetture di competenza nei territori della Diocesi di Milano hanno gestito in maniera diversa la permanenza delle persone che ottenevano una forma di riconoscimento nei CAS. Normalmente le persone si vedevano recapitare un provvedimento di cessazione delle misure di accoglienza, ma, o in attesa di ingresso nello SPRAR o per il riconoscimento di una condizione di vulnerabilità, a diverso titolo certificata, le Prefetture concedevano un mantenimento nel sistema. Con l’entrata in vigore del Decreto anche le Prefettura meno intransigenti hanno cominciato a revocare le misure di accoglienza a tutti i titolari di permesso per motivi umanitari, indipendentemente dalla condizione di fragilità.
Sui singoli territori le Caritas e le cooperative stanno affrontando la tematica con le comunità accoglienti e gli Enti Locali. Oltre al problema per gli ospiti accolti, queste misure drastiche rischiano di irrigidire anche i servizi territoriali dei Comuni in particolare nella presa in carico delle persone più fragili.
In secondo luogo si sta insieme valutando la partecipazione ai nuovi bandi che costringono ad accettare di essere coinvolti in un sistema che assegna all’ente gestore un ruolo di mero controllo e custodia, a condizioni economiche scoraggianti, privilegiando Centri di grandi dimensioni a scapito dell’ospitalità diffusa che viene mortificata sia per le condizioni economiche insostenibili che per le condizioni di realizzazione dei servizi tarata su centri grandi.

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